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UNA INDAGINE SULLA SOGLIA DELLA PERCEZIONE
 

Limen nasce da una ricerca sui confini della percezione, là dove lo sguardo incontra il limite della forma e si apre a nuove possibilità di visione. Attraverso il linguaggio fotografico, il progetto esplora due dimensioni complementari dell'esperienza visiva. Da una parte, la percezione formale, in cui la realtà si manifesta attraverso la forma, l'armonia e la relazione tra gli elementi; dall'altra, la percezione informale, in cui la materia, la dissoluzione della figura e l'indeterminatezza aprono lo sguardo a ciò che precede o oltrepassa la forma.
Le serie Flowers e Venustas indagano la prima dimensione; Materia e Apeiron si muovono nella seconda, spingendo la ricerca verso territori in cui l'immagine perde progressivamente la propria funzione descrittiva per diventare esperienza, presenza e possibilità di conoscenza.
Limen è il luogo di passaggio tra queste dimensioni: una soglia sulla quale la fotografia supera la rappresentazione del visibile per interrogare il nostro stesso modo di vedere.

LE GALLERIE


 

L'eternità effimera
Nella Serie Flowers, il fiore diventa il protagonista di una ricerca sulla bellezza e sulla sua natura effimera. Isolati dall'oscurità e modellati da una luce intensa, quasi caravaggesca, i soggetti botanici emergono come presenze sospese, nelle quali la delicatezza della materia naturale si trasforma in forma e intensità visiva.
La luce rivela la struttura, esalta il colore e restituisce al fiore una presenza che sembra sottrarlo al tempo. Ne nasce una tensione tra caducità ed eternità, in cui la bellezza, pur nella sua fragilità, acquista una dimensione quasi assoluta.
Oltre il soggetto botanico, Flowers diventa così una riflessione sulla condizione umana: sul desiderio di trattenere ciò che inevitabilmente passa e sulla possibilità che lo sguardo, attraverso l'immagine, renda durevole un istante di vita.

Aloe Flower - 2026 Phalenopsis Orchid - 2026 Dying Oleander - 2026
 

 

 

SE DESIDERI SAPERNE
DI PIU' ...

Pink Oleander - 2026 Dying Orange Rose - 2026
 


 

La forma come presenza
Nella triade vitruviana Utilitas, Firmitas, Venustas, la bellezza rappresenta una delle condizioni fondamentali dell'architettura. In questa ricerca, tuttavia, Venustas supera il significato estetico del termine per interrogare il modo in cui la forma si manifesta allo sguardo e diventa esperienza percettiva.
Attraverso un'indagine fotografica sull'architettura, superfici, volumi, geometrie, ombre e riflessi vengono isolati dal loro contesto funzionale e simbolico. La luce rivela le relazioni tra pieni e vuoti, tra presenza e assenza, trasformando elementi familiari in configurazioni visive capaci di sospendere il riconoscimento immediato della realtà.
La forma non è più soltanto ciò che vediamo, ma ciò che accade nell'incontro tra l'immagine e lo sguardo. Venustas diventa così una riflessione sulla percezione, nella quale l'architettura cessa di essere oggetto di rappresentazione per rivelarsi come presenza: un evento visivo che si compie nello spazio e nel tempo.

Venustas Study 01  -  2021 Venustas Study 02  -  2021 Venustas Study 07  -  2026
 

 

 

PRESTO DISPONIBILE ...

Venustas Study 08  -  2026 Venustas Study 06  -  2024 
 


 

L'apparire della forma
In Materia, la fotografia indaga il momento in cui la forma emerge dall'indeterminatezza e si manifesta come evento temporaneo. Attraverso l'incontro di fluidi diversi per densità e colore la materia genera configurazioni imprevedibili, destinate a trasformarsi e dissolversi in pochi istanti, senza possibilità di essere riprodotte nella loro unicità.
L'immagine nasce dall'osservazione di questo processo effimero, nel quale la materia sembra organizzarsi spontaneamente in strutture, trame e presenze che oscillano tra riconoscibilità e astrazione. La fotografia arresta un momento di questa continua trasformazione, rendendo visibile ciò che, per sua natura, non può permanere.
Più che una ricerca sulla materia, la Serie Materia è un'indagine sulla forma come manifestazione provvisoria: qualcosa che affiora dall'indeterminato, acquista una propria identità e infine vi ritorna. La fotografia diventa così lo strumento per interrogare il confine instabile tra apparire e scomparire, tra ciò che riconosciamo e ciò che ancora sfugge alla nostra percezione.

Composizione #32 - 2024 Composizione #33 - 2024 Composizione #35 - 2024
 

 

 

SE DESIDERI SAPERNE
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Composizione #66 - 2026 Composizione #68 - 2026
 


 

Verso l'indeterminato
Nella filosofia di Anassimandro, l'ápeiron designa il principio originario, infinito e indeterminato, dal quale ogni cosa ha origine e al quale ogni cosa ritorna. È a partire da questa intuizione che si sviluppa Apeiron, una ricerca fotografica che si spinge oltre i confini della forma riconoscibile, verso una dimensione in cui la materia visibile sembra perdere la propria identità per aprirsi a nuove possibilità di percezione.
Le immagini si sottraggono alla rappresentazione immediata del reale e diventano territori di instabilità, nei quali tracce, presenze e configurazioni emergono senza mai risolversi in una definizione compiuta. Lo sguardo è così condotto verso una soglia in cui il visibile non offre più certezze, ma lascia affiorare l'idea di qualcosa che lo precede e lo oltrepassa.
Apeiron non cerca di rappresentare l'origine, né di attribuirle una forma, ne esplora l'intuizione: la possibilità di un principio che contenga ogni forma senza coincidere con nessuna di esse. La fotografia diventa così un'indagine sul limite del visibile e sul mistero di ciò che, pur restando indeterminato, rende possibile ogni apparizione.

Composizione n. 1 - 2026 Composizione n. 6 - 2026 Composizione n. 4 - 2026
 

 

 

PRESTO DISPONIBILE ...

Composizione n. 7 - 2026 Composizione n. 11 - 2026
DICONO DI ME
 

Nato a Nuoro nel 1961, Alessandro Idini si avvicina alla fotografia fin da giovanissimo. Dopo il trasferimento a Milano frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove si laurea con una tesi dedicata all’evoluzione del ritratto fotografico tra l’inizio del Novecento e gli anni Ottanta.
Durante gli anni della formazione avvia l’attività professionale come fotografo nel settore della moda, realizzando servizi editoriali, campagne pubblicitarie e ritratti di artisti della scena culturale milanese. Dopo la laurea si trasferisce a Parigi, esperienza che contribuisce a definire una sensibilità artistica indipendente e una visione della fotografia orientata alla ricerca. Negli anni successivi si dedica al giornalismo e alla fotografia naturalistica, sviluppando un crescente interesse per il paesaggio e per i processi di trasformazione della natura. Dai primi anni Duemila orienta progressivamente la propria attività verso la fotografia fine art, individuando nell’immagine uno spazio di indagine aperto alla sperimentazione linguistica e concettuale.
Nel 2010 avvia la serie Flowers, progetto destinato a diventare il nucleo fondativo della sua ricerca artistica. La prima fase del lavoro, sviluppata fino al 2019, è realizzata prevalentemente in bianco e nero mediante l’impiego del banco ottico e del medio formato analogico. Attraverso una rappresentazione essenziale e sospesa del fiore, la serie esplora i temi della bellezza, del tempo e della caducità della forma. Questo corpus di opere ottiene un significativo riconoscimento internazionale presso riviste specializzate, collezionisti e ambienti della fotografia fine art.
Dal 2020 la ricerca evolve in una nuova direzione. Pur mantenendo il fiore come soggetto esclusivo e lo studio come unico spazio operativo, Flowers introduce il colore come elemento centrale della costruzione dell’immagine. L’adozione di una visione più drammatica e teatrale conduce il lavoro verso una riflessione sulla percezione, sulla trasformazione e sulla tensione tra evidenza formale e dissoluzione della materia. Da questa evoluzione nascono le serie confluite poi nella ricerca denominata Limen (Venustas, Materia, e Apeiron) che esplora le relazioni tra forma, materia, colore e percezione. Ulteriori capitoli autonomi (Fragments, Ekpyrosis, Khromaton, Myst of Time e Dendron) fanno parte di una ricerca attualmente in corso di realizzazione.
L’opera di Alessandro Idini si colloca al confine tra figurazione e astrazione, in dialogo con la tradizione fotografica, le avanguardie storiche e alcune delle principali esperienze dell’arte moderna del Novecento. Al centro della sua pratica emerge una riflessione costante sui limiti della percezione e sul ruolo dell’immagine nella costruzione della nostra esperienza del reale.

Ronald Loughty - ArtVille Magazine

 
 
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